venerdì 20 maggio 2011

Quarantasei

Domani compio 46 (quarantasei!) anni e riesco a vedermi solo come un fallito.

Per sei anni della mia vita recente avevo posseduto una certa labile, liquida sicurezza data dalla continuità e apparente serenità della mia relazione con una donna. Quei cinque anni di convivenza sono stati davvero i più belli finora.

Poi due anni fa, a 43 anni, da una settimana all'altra mi crolla il mondo addosso: mi convinco di non essere realmente importante per la mia compagna, e che non avremo figli, e di essere destinato a una vecchiaia triste, sdentata, solitaria.

Cado in una depressione tremenda, mai vissuta prima. Sono una nullità, un nessuno, un buono a nulla senza qualità, senza nerbo, che nessuno considera e desidera.

La mia compagna sente il mio disagio e mi chiede cosa non va tra noi, ma io non trovo il coraggio per dirle le paure che mi hanno assalito. Sei mesi dopo lei se n'è andata senza che io le abbia detto cosa realmente non va.

Adesso lei sta in un altro continente, io sono nell'appartamento dove abbiamo abitato insieme. Lei ha cambiato vita, amicizie, abitudini; io sono rimasto quello che ero (diventato) prima: con tutti i miei dubbi, le mie ansie; circondato da oggetti e persone e luoghi che mi ricordano continuamente lei, la mia compagna di quei sei anni indimenticabili.

Giorno e notte non mi abbandona mai un terribile senso di fallimento; nulla che io mi dica (o altri mi dicano) riesce a farmi passare di mente che io ho fatto morire una relazione che era una cosa viva, vivibile e che sono responsabile dell'infelicità di due persone: quella della mia ex (che però credo si sia ripresa dopo i primi momenti difficili) e la mia.

La mia infelicità sta durando ormai da due anni, e mi chiedo spesso se mai finirà; del resto non sto facendo nulla per dimenticare la mia ex (per lei provo ancora amore), né gli sbagli che ho fatto. Inoltre mi ritengo responsabile almeno al novantacinque per cento per la fine della nostra storia, e ne sono proprio convinto.

Questo pomeriggio sono in casa, solo come sempre, con molte cose da fare. Oltre a preparare alcune cose urgenti per il mio lavoro voglio lavare i piatti, lanciare una lavatrice di biancheria sporca, farmi una torta Cameo allo yogurt con i frutti di bosco e decorata con le fragole, dare acqua ai trapianti nell'orto (eufemismo per indicare un'aiuola condominiale anarchicamente trasformata in orto privato con pomodori, melanzane, sedano, salvia e zucche), stirare la biancheria lavata e accumulata nell'ultimo mese o giù di lì, eccetera eccetera.

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