martedì 23 giugno 2009
Addio?
Ciao sei anni di verdi speranze (ne avevo 37 quando ci siamo conosciuti), di aspettative deluse, di desideri non appagati, di fiducia in cambiamenti che non sono arrivati.
Ciao amore di sei anni, il tempo più lungo che avevo resistito con una donna e speravo che fosse il più lungo di tutta la mia vita, con l'ultima mia donna.
Ciao sogni di amore, affetto, carezze, tenerezza, vicinanza, pazienza l'uno per l'altra e comprensione, accettazione, innamoramento continuo e rinnovato.
Ciao piatti e bicchieri lavati, case nuove ripulite, pavimenti passati con l'aspirapolvere e lo straccio, biancheria lavata e stesa ad asciugare e poi stirata (o portata a stirare da tua madre), letti rifatti, cuscini sprimacciati e posati sul davanzale, lenzuola buttate sulla finestra a rinfrescarsi all'aria.
Ciao colazioni, pranzi e cene preparati e consumati assieme o da soli, ciao pranzi fuori casa pensando: «Che bello, stasera invece ceniamo insieme, occhi negli occhi.»
Ciao viaggi fatti insieme in macchina in Italia, in Irlanda, in Canada e in California e per ultimo in Austria, a Pasqua scorsa.
Ciao conto corrente "famiglia" su cui per anni abbiamo versato ciascuno un tot al mese.
Ciao cose comperate insieme e infine divise tra te e me, con infinita tristezza, mentre ci lasciavamo.
Ciao cose che non ti avevo ancora raccontato del mio passato, la tristezza dei primi anni di università a Padova e altre tristezze di donne che non erano durate a lungo prima di te.
Ciao amore, mi manchi tanto, il calore del tuo bel corpo accanto al mio nel letto buio.
Ciao amore.
giovedì 18 giugno 2009
Saturazione
mercoledì 17 giugno 2009
Dire la verità
lunedì 15 giugno 2009
Casa vuota
Qui si sta bene: la casa è tranquilla, le finestre son esposte a nord e della torrida estate me ne fo un baffo. In due passi sono in centro della nostra piccola città. Il lavoro è vicino a casa.
La dispensa è fornita, l'appartamento è confortevole, ora ho tanto spazio e nulla turba più il mio amore per l'ordine e la regolarità.
Gli armadi ora sono ordinati, il pavimento è tranquillo. La noia regna sovrana.
Ogni volta che entro in casa, o che penso a "casa", il dolore è straziante: la casa è vuota, la vita non c'è più. Lei non è più qui: lei è altrove, in un altro posto che ora per lei sarà, pian piano, casa.
Non più la casa che è "nostra".
Nulla più è "noi", nostro, tuo E mio.
Nulla, non c'è più nulla. Solo il dolore che ho fatto nascere.
Coglione?
Solo!
domenica 14 giugno 2009
Ciliegine
mi aveva detto più o meno: "Il bello del nostro rapporto è proprio che NON siamo ciascuno al centro della vita dell'altro; ognuno dei due ha la propria vita [la torta], e per l'altro rappresenta la ciliegina sulla torta."
Appunto: una ciliegina. Non mi basta (più) essere solo la ciliegina. Voglio essere la torta, o quanto meno la crema. Sono proprio uno stronzo, eh?
Per me, la mia donna è la torta attorno alla quale costruisco la mia vita. Anch'io però VOGLIO essere (insieme alla famiglia che ci costruiamo) al centro della vita della mia donna. Chiedo troppo? Sono un illuso?
giovedì 11 giugno 2009
Essere se stessi
Senso di colpa: ero così innamorato di lei che fin dal primo momento ho rinnegato parti di me. Mi accorgo oggi di quante bugie le ho detto—ma non per cattiveria, no; bensì per essere amato, per non perdere quell'amore.
La prima notte che finimmo a letto assieme, lei mi accusò di volere senz'altro dei bambini, dei figli: mio fratello aveva già cominciato un paio d'anni prima (intenzionalmente—non a caso mia cognata "c'era restata", a suo dire per disfunzioni ormonali in conseguenza di un'operazione alla tiroide) e sicuramente anch'io avrei voluto una famiglia.
Io negai disperatamente: mio fratello facesse quel che voleva, io non pensavo a bambini.
Oggi ci stiamo lasciando principalmente perché io desidero avere una "vera" famiglia, cioè con bambini. «Ma sono io la tua famiglia.» Sì, sei tu la mia famiglia. Cioè, lo sei stata finora. Il fatto è che comincio a sentire gli anni (be', mi sento persino fortunato a avere i primi acciacchi solo dopo i quarant'anni) e non so se più tardi avrò ancora la forza, non dico di generarli ma di occuparmi di loro, insomma di fare il papà.
Già mio padre ci ha avuti relativamente tardi per i tempi: quando son nato io, papà aveva 32 anni. C'è quasi da dire "per fortuna" che almeno mio fratello ha cominciato, così ora mio nipote il maggiore ha 12 anni mentre papà (suo nonno) ne ha 75. Ma sì, dài: accettabile, no?
Ma io? Io ho compiuto i 44 e se aspetto ancora un po' diverrò il nonno dei miei figli—se mai avrò la fortuna di riuscire a averne.
In questo momento ho un problemino piccolo, piccolo: manca la candidata.
mercoledì 10 giugno 2009
Fine?
Ascolto la radio con gli auricolari e tocco col piede, delicatamente, un piede della mia ormai quasi-ex.
Ieri è tornata dalla Coop con un pacco di scatoloni ripiegati e ha detto che tra sabato e domenica prossimi io, magari, potrei andare a trovare i miei, così lei fa il trasloco nella sua casa nuova.
Le ho proposto più volte di aiutarla, ma lei non vuole.
Siamo stati assieme sei anni.
Io ora ne ho 44 e desideravo tanto una famiglia, ma lei è molto lanciata nella carriera accademica (per il momento come ricercatrice) e si sente ancora troppo giovane per fare dei figli.
Per me il momento peggiore della giornata è verso sera, al crepuscolo. Quando la luce cala, sento dolorosamente la solitudine. Mi ricordo che ho provato questo sentimento per la prima volta verso i diciott'anni, all'inizio dell'università.
In quel momento vorrei sempre avere qualcuno accanto a me, magari dei bambini, così ci facciamo compagnia e non siamo tristi.
Quando la nostra storia iniziò, io avevo 37 anni. A 37 ero un giovane uomo con qualche speranza. Adesso chi mi vorrà più? Troverò un'altra donna abbastanza giovane da poter fare dei figli e abbastanza vecchia da non avere la sensazione di rinunciare a troppe cose nel dedicarsi alla famiglia?