Cambiare per gli altri è mentire a se stessi. O no?
Senso di colpa: ero così innamorato di lei che fin dal primo momento ho rinnegato parti di me. Mi accorgo oggi di quante bugie le ho detto—ma non per cattiveria, no; bensì per essere amato, per non perdere quell'amore.
La prima notte che finimmo a letto assieme, lei mi accusò di volere senz'altro dei bambini, dei figli: mio fratello aveva già cominciato un paio d'anni prima (intenzionalmente—non a caso mia cognata "c'era restata", a suo dire per disfunzioni ormonali in conseguenza di un'operazione alla tiroide) e sicuramente anch'io avrei voluto una famiglia.
Io negai disperatamente: mio fratello facesse quel che voleva, io non pensavo a bambini.
Oggi ci stiamo lasciando principalmente perché io desidero avere una "vera" famiglia, cioè con bambini. «Ma sono io la tua famiglia.» Sì, sei tu la mia famiglia. Cioè, lo sei stata finora. Il fatto è che comincio a sentire gli anni (be', mi sento persino fortunato a avere i primi acciacchi solo dopo i quarant'anni) e non so se più tardi avrò ancora la forza, non dico di generarli ma di occuparmi di loro, insomma di fare il papà.
Già mio padre ci ha avuti relativamente tardi per i tempi: quando son nato io, papà aveva 32 anni. C'è quasi da dire "per fortuna" che almeno mio fratello ha cominciato, così ora mio nipote il maggiore ha 12 anni mentre papà (suo nonno) ne ha 75. Ma sì, dài: accettabile, no?
Ma io? Io ho compiuto i 44 e se aspetto ancora un po' diverrò il nonno dei miei figli—se mai avrò la fortuna di riuscire a averne.
In questo momento ho un problemino piccolo, piccolo: manca la candidata.
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