Poi ci sono i momenti in cui le cose viste e sentite, anziché giacersene dimenticate in santa pace, riaffiorano. Saranno i momenti in cui c'è meno da fare, c'è meno urgenza, o la mente ha energia in sovrappiù? Ecco allora che quelle cose vengono riviste (come in un cinemino privato, in cui l'omino se ne sta solo, soletto nella penombra) e rivissute, col sentimento momentaneo che avevano causato in me (anche lui è stato in qualche modo trascritto, come una colonna sonora sulla pellicola).
Se il mio sentimento era stato (o se diventa ora, cioè durante la visione) un senso di fastidio, un dispiacere, un pur minimo biasimo, magari un dolore piccolo o invece grande, una irritazione, una censura, un rifiuto o addirittura rabbia, ecco allora che quel sentimento viene risentito, rivissuto e anzi (visto che c'è il tempo e la calma) amplificato, e io mi rigiro come un arrosto, infilato su uno spiedo che viene girato sopra un fuoco. Che dolore!
In questi ultimi mesi, dopo che lei era tornata, c'erano giorni in cui giravo per la città o sul lavoro e mi sentivo un dolore al petto, un peso come se il cuore fosse schiacciato o dovesse scoppiare. Non mi era mai capitato prima in vita mia e mi sentivo vecchio. Pensavo: «Non posso più fare queste cose, vivere così.» In certi giorni avevo il sospetto che poco prima di un infarto ci si dovesse sentir così.
L'omino scriveva, l'insonnia mi torturava e io mi arrovellavo e rimuginavo cose viste e sentite, smorfie, sbuffi, facce, accenti, toni di voce. Lei ogni tanto mi faceva delle proposte di cose nuove da fare, ma fondamentalmente era così esclusivamente presa dalle sue cose, si arrabattava così profondamente per le sue urgenze che semplicemente non c'era il posto per una vita regolata, per una condivisione, per un "insieme".
Io stesso però, lo voglio ammettere, ho vissuto questi ultimi mesi sotto un certo stress lavorativo. Infatti ho deciso che non mi faccio più fregare e d'ora in avanti tenderò a relativizzare molto i miei impegni professionali. Si lavora per vivere, e io intendo vivere.
Per farla breve, io—per come sono fatto—a un certo punto "scoppio". Non ce la faccio più: ho accumulato troppe "cose" che mi hanno infastidito. Troppi ricordi spiacevoli mi rattristano, ho paura di invecchiare in una situazione senza uscita, sono terrorizzato dalla prospettiva di rimanere incastrato in un tunnel angusto e senza luce e di risvegliarmi un giorno quando è troppo tardi e nulla si può più cambiare.
Quanto sono tristi i vecchi soli, i vecchi che non hanno accanto nessuno, i vecchi "incastrati" in situazioni di poco amore, senza affetto, senza calore, senza condivisione!
Io voglio invecchiare serenamente! Voglio essere felice! Voglio accanto a me una donna che mi ami intensamente, che mi tocchi con le sue belle mani, che mi faccia delle carezze, che mi guardi con occhi morbidi, che mi venga vicino e mi scaldi, che mi consoli quando le cose mi vanno male, che sia dolce e tenera!
Voglio amore.
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