giovedì 27 agosto 2009
La forza delle cose
Mi ha lasciato un sacco di cose belle, utili e costose: la lavatrice che avevamo comperato assieme, quando quella dell'appartamento in affitto in cui siamo stati per i primi tre anni aveva smesso di funzionare; la stiratrice a vapore, selezionata con attenzione tra diverse marche in diversi negozi; certe lenzuola (le altre se l'è portate via, ma effettivamente ci erano state regalate quasi tutte da sua madre); il letto (be', sì, quello era un regalo dei miei; però ogni volta che lo vedo, penso a lei: l'avevamo scelto insieme, ci abbiamo dormito solo io e lei, e nessun altro); il lettore DVD, e il ricevitore per il digitale terrestre e per il satellite, dopo che li aveva pagati entrambi lei («Tanto, nel mio appartamento il satellite non c'è.»); tutti i piatti e i bicchieri, e schiere di tazzine da caffè e tazze da the che ci erano state regalate da sua madre; le posate che avevamo comperato all'IKEA (quelle col manico di plastica trasparente, con dentro le bolle d'aria: quasi tutte andate in pezzi [le posate, non le bolle]) e al Lidl (acciaio tedesco, dureranno in eterno); il congelatore pieno di piatti semipronti, preparati o cucinati da sua madre, come pure diverse deliziose conserve di sugo per la pasta e peperoni in agrodolce che ancora troneggiano in credenza o in cantina; tutta la nostra raccolta di spezie per la cucina, dal pepe nero alla noce moscata passando per l'origano e la cannella; i detersivi di cui avevamo fatto scorta al Lidl per anni a venire; certi tipi di pasta regionale che le erano stati regalati da sue amiche; tutte le nostre foto su pellicola (devo ricordarmi di prepararle le ristampe, ma cosa sto aspettando, dannazione?); il nostro assortimento di the, d'infusi e di prugne secche (be', queste effettivamente servivano più a lei che a me); e quella bella scarpiera che c'è nell'ingresso, pagata solo da lei, presa pochi mesi prima che ci separassimo; e chissà quante altre cose non ho dimenticato?
Ma si aggiungono altre cose che ho pagato di tasca mia, però abbiamo scelto insieme, o le ho scelte io mentre lei era via, però le chiedevo cosa ne pensava e la informavo — puntualmente, approfonditamente, continuamente — a distanza, anche con foto: tutti i mobili nuovi della casa che doveva essere la capanna per i nostri due cuori, da quelli di cucina alla camera da letto, passando per il bagno. E le finiture della casa stessa, dalle piastrelle di cucina e del bagno al motivo del laminato che ricopre il pavimento della cucina-soggiorno.
E questi quarantasette metri quadri veramente calpestabili che chiamo il mio castello, se non era per lei non li comperavo, né li ristrutturavo mica. A me, mi bastava una spelonca da qualche parte. Lei disse: «Quest'appartamento è stata un'idea tua, o di tuo padre. Che non ti salti in mente di dire che hai fatto questa casa per me! Io non l'ho chiesta! E i tuoi genitori, se volevano davvero farci un regalo, potevano dirci: "Ecco qua centomila euro, ora scegliete quello che più vi piace".»
Amore mio, tutto quello che ho fatto, l'ho fatto per te ("Everything I do, I do it for you"). Mentre faticavo e sudavo (la ristrutturazione l'ho fatta "in economia"), pensavo a te e a me, a quanto sarebbe stato bello stare qui insieme, tra le nostre quattro mura. Doveva comunque essere solo un punto di partenza: possiamo stare qui cinque o dieci anni, poi vendere l'appartamento e fare un mutuo noi due insieme e comperarci o costruirci il vero castello dei nostri sogni.
Tu avevi bisogno del tuo stipendio per finanziare il tuo dottorato (in particolare durante il periodo in Canadà), che effettivamente t'ha preso giusto, giusto tre anni: neanche a farlo apposta è proprio quello che ci ho messo io — cioè dal 2006 al 2009 — per completare la ristrutturazione, o sbaglio? Solo che invece di spendere i soldi in affitto, li ho spesi per investirli in una proprietà immobiliare. Ho fatto davvero tanto male?
Nessuno dei miei coetanei che frequento ha fatto una ristrutturazione "in economia", come l'ho fatta io con l'aiuto determinante di mio padre (anche in termini di fatica fisica e di rischi per l'incolumità: quel giorno che si è staccata la carrucola e per poco gli ha mancato la testa, papà poteva restarci secco). Se fossero stati disponibili soldi anche da parte tua, avremmo potuto certo fare di più; ma ti ricordi che io mi sia mai lamentato, o ti abbia fatto pesare alcuna cosa? No, non credo proprio che questo sia mai successo. Non lo faccio neppure ora. Per me eri la mia principessa, e io ero il cavaliere senza paura (e anche un po' incosciente) che costruiva un castello per la sua principessa ("Quattro pareti più grigie del fumo di un treno: questo è il castello che io posso dare a te").
Adesso arriveranno finalmente i mobili del bagno, che abbiamo scelto insieme. Per fortuna che dal 730 è arrivato un buon rimborso fiscale (grazie agli sgravi previsti, nella legge finanziaria di quest'anno, per le ristrutturazioni e per l'adeguamento energetico), così riuscirò a pagarli senza particolari patemi d'animo. Lo stesso vale per il cartongessista che verrà a costruirmi l'antibagno, che senza quello il Comune non mi dà mica l'abitabilità, o comunque tra cinque o dieci anni non potrei mica rivenderlo se non fosse perfettamente "a norma" e in regola.
Be', fatto sta che anche se non ti vedo di persona, sono assediato da cose che mi fanno pensare a te.
E con tutto quello che ho investito in questi anni su di te, avrei quasi voglia di non trovarmi un'altra donna, bensì aspettarti al varco quando tra un paio d'anni anche a te verrà la voglia di maternità e di fare una famiglia.
Allora salterei fuori da un cespuglio e direi: «Tah-dah, eccomi qua: ho tutto pronto! Ricominciamo?»
Mi hai fregato un'altra volta, donnina :-(
martedì 23 giugno 2009
Addio?
Ciao sei anni di verdi speranze (ne avevo 37 quando ci siamo conosciuti), di aspettative deluse, di desideri non appagati, di fiducia in cambiamenti che non sono arrivati.
Ciao amore di sei anni, il tempo più lungo che avevo resistito con una donna e speravo che fosse il più lungo di tutta la mia vita, con l'ultima mia donna.
Ciao sogni di amore, affetto, carezze, tenerezza, vicinanza, pazienza l'uno per l'altra e comprensione, accettazione, innamoramento continuo e rinnovato.
Ciao piatti e bicchieri lavati, case nuove ripulite, pavimenti passati con l'aspirapolvere e lo straccio, biancheria lavata e stesa ad asciugare e poi stirata (o portata a stirare da tua madre), letti rifatti, cuscini sprimacciati e posati sul davanzale, lenzuola buttate sulla finestra a rinfrescarsi all'aria.
Ciao colazioni, pranzi e cene preparati e consumati assieme o da soli, ciao pranzi fuori casa pensando: «Che bello, stasera invece ceniamo insieme, occhi negli occhi.»
Ciao viaggi fatti insieme in macchina in Italia, in Irlanda, in Canada e in California e per ultimo in Austria, a Pasqua scorsa.
Ciao conto corrente "famiglia" su cui per anni abbiamo versato ciascuno un tot al mese.
Ciao cose comperate insieme e infine divise tra te e me, con infinita tristezza, mentre ci lasciavamo.
Ciao cose che non ti avevo ancora raccontato del mio passato, la tristezza dei primi anni di università a Padova e altre tristezze di donne che non erano durate a lungo prima di te.
Ciao amore, mi manchi tanto, il calore del tuo bel corpo accanto al mio nel letto buio.
Ciao amore.
giovedì 18 giugno 2009
Saturazione
mercoledì 17 giugno 2009
Dire la verità
lunedì 15 giugno 2009
Casa vuota
Qui si sta bene: la casa è tranquilla, le finestre son esposte a nord e della torrida estate me ne fo un baffo. In due passi sono in centro della nostra piccola città. Il lavoro è vicino a casa.
La dispensa è fornita, l'appartamento è confortevole, ora ho tanto spazio e nulla turba più il mio amore per l'ordine e la regolarità.
Gli armadi ora sono ordinati, il pavimento è tranquillo. La noia regna sovrana.
Ogni volta che entro in casa, o che penso a "casa", il dolore è straziante: la casa è vuota, la vita non c'è più. Lei non è più qui: lei è altrove, in un altro posto che ora per lei sarà, pian piano, casa.
Non più la casa che è "nostra".
Nulla più è "noi", nostro, tuo E mio.
Nulla, non c'è più nulla. Solo il dolore che ho fatto nascere.
Coglione?
Solo!
domenica 14 giugno 2009
Ciliegine
mi aveva detto più o meno: "Il bello del nostro rapporto è proprio che NON siamo ciascuno al centro della vita dell'altro; ognuno dei due ha la propria vita [la torta], e per l'altro rappresenta la ciliegina sulla torta."
Appunto: una ciliegina. Non mi basta (più) essere solo la ciliegina. Voglio essere la torta, o quanto meno la crema. Sono proprio uno stronzo, eh?
Per me, la mia donna è la torta attorno alla quale costruisco la mia vita. Anch'io però VOGLIO essere (insieme alla famiglia che ci costruiamo) al centro della vita della mia donna. Chiedo troppo? Sono un illuso?
giovedì 11 giugno 2009
Essere se stessi
Senso di colpa: ero così innamorato di lei che fin dal primo momento ho rinnegato parti di me. Mi accorgo oggi di quante bugie le ho detto—ma non per cattiveria, no; bensì per essere amato, per non perdere quell'amore.
La prima notte che finimmo a letto assieme, lei mi accusò di volere senz'altro dei bambini, dei figli: mio fratello aveva già cominciato un paio d'anni prima (intenzionalmente—non a caso mia cognata "c'era restata", a suo dire per disfunzioni ormonali in conseguenza di un'operazione alla tiroide) e sicuramente anch'io avrei voluto una famiglia.
Io negai disperatamente: mio fratello facesse quel che voleva, io non pensavo a bambini.
Oggi ci stiamo lasciando principalmente perché io desidero avere una "vera" famiglia, cioè con bambini. «Ma sono io la tua famiglia.» Sì, sei tu la mia famiglia. Cioè, lo sei stata finora. Il fatto è che comincio a sentire gli anni (be', mi sento persino fortunato a avere i primi acciacchi solo dopo i quarant'anni) e non so se più tardi avrò ancora la forza, non dico di generarli ma di occuparmi di loro, insomma di fare il papà.
Già mio padre ci ha avuti relativamente tardi per i tempi: quando son nato io, papà aveva 32 anni. C'è quasi da dire "per fortuna" che almeno mio fratello ha cominciato, così ora mio nipote il maggiore ha 12 anni mentre papà (suo nonno) ne ha 75. Ma sì, dài: accettabile, no?
Ma io? Io ho compiuto i 44 e se aspetto ancora un po' diverrò il nonno dei miei figli—se mai avrò la fortuna di riuscire a averne.
In questo momento ho un problemino piccolo, piccolo: manca la candidata.
mercoledì 10 giugno 2009
Fine?
Ascolto la radio con gli auricolari e tocco col piede, delicatamente, un piede della mia ormai quasi-ex.
Ieri è tornata dalla Coop con un pacco di scatoloni ripiegati e ha detto che tra sabato e domenica prossimi io, magari, potrei andare a trovare i miei, così lei fa il trasloco nella sua casa nuova.
Le ho proposto più volte di aiutarla, ma lei non vuole.
Siamo stati assieme sei anni.
Io ora ne ho 44 e desideravo tanto una famiglia, ma lei è molto lanciata nella carriera accademica (per il momento come ricercatrice) e si sente ancora troppo giovane per fare dei figli.
Per me il momento peggiore della giornata è verso sera, al crepuscolo. Quando la luce cala, sento dolorosamente la solitudine. Mi ricordo che ho provato questo sentimento per la prima volta verso i diciott'anni, all'inizio dell'università.
In quel momento vorrei sempre avere qualcuno accanto a me, magari dei bambini, così ci facciamo compagnia e non siamo tristi.
Quando la nostra storia iniziò, io avevo 37 anni. A 37 ero un giovane uomo con qualche speranza. Adesso chi mi vorrà più? Troverò un'altra donna abbastanza giovane da poter fare dei figli e abbastanza vecchia da non avere la sensazione di rinunciare a troppe cose nel dedicarsi alla famiglia?
giovedì 26 febbraio 2009
Le altre
bacio, e mentre mi sfiora io produco un sorriso di circostanza e penso
a un'altra che è lì accanto, una bionda figa spaziale a cui
probabilmente piaccio. Che stronzo che sono!
domenica 25 gennaio 2009
Sfighe di coppia
delle lamentele delle femmine.
Cerchi una femmina perché desideri compagnia e calore nelle lunghe
notti d'inverno; ma la donna, anziché sostenerti come tu sostieni lei,
finisce per appoggiarsi tutta a te. E a te tocca essere forte non solo
per te, ma anche per lei.
Così la coppia, anziché dimezzare la fatica e moltiplicare le gioie,
dimezza le gioie e raddoppia la fatica.
E tu diventi schiavo della coppia, poiché non troverai quel coraggio
cattivo che servirebbe per farle notare le sue mancanze. E quello che
doveva essere l'amore diventerà la tua prigione.
E pensare che cercavi solo un po' d'affetto...
L'hai voluta la bicicletta? Pedala, gnocco!
sabato 24 gennaio 2009
Femminilità nel vestire
Diventa sempre più difficile incontrare per strada una donna
abbigliata in modo femminile nel senso tradizionale, cioè che indossi
una gonna di lunghezza "normale" (né più lunga, né più corta) e la
porti con quella naturalezza che definisce l'essenza della femminilità
nel vestire.
Possibile che sia così difficile esser donne?
Esistere in corpo di donna offre senz'altro una serie di possibilità
affascinanti, ma sfruttare bene quelle potenzialità aggiuntive
richiede probabilmente più cervello di quello posseduto dall'essere
umano quadratico medio.
venerdì 23 gennaio 2009
Le tardone
Per me, le parti più sexy del corpo di una donna sono il cervello e il sorriso e certe cinquantenni sono davvero affascinanti, non c'è che dire.
Posso solo sperare che anche qualche donna trovi attraente me per il mio cervello e il mio sorriso ;-)
mercoledì 14 gennaio 2009
Insonnia
A sera sono stanco, ho sonno, ho voglia di mettermi a letto. E mi metto a letto. Magari leggo prima di dormire, leggo tanto che quando spengo la luce penso: «Ecco, stanotte mi farò un megasonno, otto ore filate fino alle sette, quando suona la sveglia.»
Ma no, alle due mi sveglio per andare in bagno a far pipì, un'altra volta alle quattro, e se va male alle quattro e mezza sono ancora sveglio e magari anche alle cinque e alle cinque e mezza.
Tormento: girarsi e rigirarsi nel letto, cercando di fare piano affinché non si svegli lei, che senti respirare piano, piano al tuo fianco. Vuoi che lei non si renda, non possa nemmeno rendersi conto del fatto che tu invece sei ben sveglio, con gli occhi spalancati nel buio. Vuoi che lei continui il suo sonno tranquillo, pacifico. Sei felice che lei dorma. Lei ti ha detto altre volte: «Ma leggi pure, accendi la lampadina e leggi, non mi disturbi.» Ma tu proprio non vuoi disturbare quel bel sonno perfetto, rotondo, completo. Lo ammiri e ne sei felice.
Cerchi anche tu di pensare al sonno, ai sogni; cerchi di immaginare cosa può immaginare colui che dorme e sogna: speri così di transitare anche tu in quel mondo beato, lieve, soffuso di pace.
Ma non funziona.
martedì 6 gennaio 2009
Tettine
Ma magari la realtà è tutta diversa? Saranno veramente così sode come me le immagino?
Le uniche tette che veramente mi ha dato piacere toccare, in vita mia, sono state quelle di una ragazza sui ventitre anni. Io ne avevo venticinque e non ero mai stato con una. Ci eravamo conosciuti d'estate, io avevo attaccato bottone con lei sul lungolago e iniziammo a frequentarci. Ci baciammo molto (io adoro baciare) e io iniziai quasi sùbito a esplorarla.
Lei era una ventitreenne cicciottella dal viso estremamente grazioso, mentre io ero alto, sportivo, atletico e curiosissimo. Mi lasciò fare, si lasciò carezzare e palpare e in qualche modo finimmo un giorno in posizione più o meno orizzontale.
Le sue tette erano enormi, non seppi mai la misura ma quella volta che lei fu sopra di me io finii col viso completamente sotto le sue tette e fu una sensazione molto piacevole e stranissima, mai più rivissuta, indimenticabile.
Lei si vergognava a morte del proprio corpo e di quel seno così ingombrante, ma io la trovavo bellissima e l'avrei avuta volentieri come fidanzata. La storia finì perché lei si vergognava—del suo corpo, della ciccia, delle tette e del mio interesse per il suo sesso.
Le tette che conobbi dopo mi sembrarono tutte un po' fiacche, senz'altro poco interessanti. Ancora oggi direi: o belle grosse e gonfie, o piuttosto piccolissime o forse ancora meglio niente del tutto. Del resto, a che servono? Se sono grosse ti ci puoi fare un giro, ma se sono di dimensioni solo medie sono tristi e basta.
Ma insomma, come sono le tettine puntute delle adolescenti?