E quando finalmente stai cominciando a renderti conto di quanto lei ti manca, allora ti guardi in giro in quella che era la vostra casa e se, come nel mio caso, lei è stata molto generosa andandosene, t'accorgi che sei circondato da cose che ti ricordano continuamente la vostra storia vissuta insieme. Ma le cose non sono mica neutre: le cose — e i ricordi che esse portano — ti assediano!
Mi ha lasciato un sacco di cose belle, utili e costose: la lavatrice che avevamo comperato assieme, quando quella dell'appartamento in affitto in cui siamo stati per i primi tre anni aveva smesso di funzionare; la stiratrice a vapore, selezionata con attenzione tra diverse marche in diversi negozi; certe lenzuola (le altre se l'è portate via, ma effettivamente ci erano state regalate quasi tutte da sua madre); il letto (be', sì, quello era un regalo dei miei; però ogni volta che lo vedo, penso a lei: l'avevamo scelto insieme, ci abbiamo dormito solo io e lei, e nessun altro); il lettore DVD, e il ricevitore per il digitale terrestre e per il satellite, dopo che li aveva pagati entrambi lei («Tanto, nel mio appartamento il satellite non c'è.»); tutti i piatti e i bicchieri, e schiere di tazzine da caffè e tazze da the che ci erano state regalate da sua madre; le posate che avevamo comperato all'IKEA (quelle col manico di plastica trasparente, con dentro le bolle d'aria: quasi tutte andate in pezzi [le posate, non le bolle]) e al Lidl (acciaio tedesco, dureranno in eterno); il congelatore pieno di piatti semipronti, preparati o cucinati da sua madre, come pure diverse deliziose conserve di sugo per la pasta e peperoni in agrodolce che ancora troneggiano in credenza o in cantina; tutta la nostra raccolta di spezie per la cucina, dal pepe nero alla noce moscata passando per l'origano e la cannella; i detersivi di cui avevamo fatto scorta al Lidl per anni a venire; certi tipi di pasta regionale che le erano stati regalati da sue amiche; tutte le nostre foto su pellicola (devo ricordarmi di prepararle le ristampe, ma cosa sto aspettando, dannazione?); il nostro assortimento di the, d'infusi e di prugne secche (be', queste effettivamente servivano più a lei che a me); e quella bella scarpiera che c'è nell'ingresso, pagata solo da lei, presa pochi mesi prima che ci separassimo; e chissà quante altre cose non ho dimenticato?
Ma si aggiungono altre cose che ho pagato di tasca mia, però abbiamo scelto insieme, o le ho scelte io mentre lei era via, però le chiedevo cosa ne pensava e la informavo — puntualmente, approfonditamente, continuamente — a distanza, anche con foto: tutti i mobili nuovi della casa che doveva essere la capanna per i nostri due cuori, da quelli di cucina alla camera da letto, passando per il bagno. E le finiture della casa stessa, dalle piastrelle di cucina e del bagno al motivo del laminato che ricopre il pavimento della cucina-soggiorno.
E questi quarantasette metri quadri veramente calpestabili che chiamo il mio castello, se non era per lei non li comperavo, né li ristrutturavo mica. A me, mi bastava una spelonca da qualche parte. Lei disse: «Quest'appartamento è stata un'idea tua, o di tuo padre. Che non ti salti in mente di dire che hai fatto questa casa per me! Io non l'ho chiesta! E i tuoi genitori, se volevano davvero farci un regalo, potevano dirci: "Ecco qua centomila euro, ora scegliete quello che più vi piace".»
Amore mio, tutto quello che ho fatto, l'ho fatto per te ("
Everything I do, I do it for you"). Mentre faticavo e sudavo (la ristrutturazione l'ho fatta "in economia"), pensavo a te e a me, a quanto sarebbe stato bello stare qui insieme, tra le nostre quattro mura. Doveva comunque essere solo un punto di partenza: possiamo stare qui cinque o dieci anni, poi vendere l'appartamento e fare un mutuo noi due insieme e comperarci o costruirci il vero castello dei nostri sogni.
Tu avevi bisogno del tuo stipendio per finanziare il tuo dottorato (in particolare durante il periodo in Canadà), che effettivamente t'ha preso giusto, giusto tre anni: neanche a farlo apposta è proprio quello che ci ho messo io — cioè dal 2006 al 2009 — per completare la ristrutturazione, o sbaglio? Solo che invece di spendere i soldi in affitto, li ho spesi per investirli in una proprietà immobiliare. Ho fatto davvero tanto male?
Nessuno dei miei coetanei che frequento ha fatto una ristrutturazione "in economia", come l'ho fatta io con l'aiuto determinante di mio padre (anche in termini di fatica fisica e di rischi per l'incolumità: quel giorno che si è staccata la carrucola e per poco gli ha mancato la testa, papà poteva restarci secco). Se fossero stati disponibili soldi anche da parte tua, avremmo potuto certo fare di più; ma ti ricordi che io mi sia mai lamentato, o ti abbia fatto pesare alcuna cosa? No, non credo proprio che questo sia mai successo. Non lo faccio neppure ora. Per me eri la mia principessa, e io ero il cavaliere senza paura (e anche un po' incosciente) che costruiva un castello per la sua principessa ("
Quattro pareti più grigie del fumo di un treno: questo è il castello che io posso dare a te").
Adesso arriveranno finalmente i mobili del bagno, che abbiamo scelto insieme. Per fortuna che dal 730 è arrivato un buon rimborso fiscale (grazie agli sgravi previsti, nella legge finanziaria di quest'anno, per le ristrutturazioni e per l'adeguamento energetico), così riuscirò a pagarli senza particolari patemi d'animo. Lo stesso vale per il cartongessista che verrà a costruirmi l'antibagno, che senza quello il Comune non mi dà mica l'abitabilità, o comunque tra cinque o dieci anni non potrei mica rivenderlo se non fosse perfettamente "a norma" e in regola.
Be', fatto sta che anche se non ti vedo di persona, sono assediato da cose che mi fanno pensare a te.
E con tutto quello che ho investito in questi anni su di te, avrei quasi voglia di non trovarmi un'altra donna, bensì aspettarti al varco quando tra un paio d'anni anche a te verrà la voglia di maternità e di fare una famiglia.
Allora salterei fuori da un cespuglio e direi: «Tah-dah, eccomi qua: ho tutto pronto! Ricominciamo?»
Mi hai fregato un'altra volta, donnina :-(